Periscopio delle opere letterarie di Milano.

Mappa letteraria di Milano

 

Quante sono le citazioni di Milano nelle opere letterarie di tutti i tempi? E quali sono le più notevoli? Pur essendo assai numerose, esse giacciono disperse in mille rivoli da rendere assai complicato una loro completa rassegna al singolo lettore, solitamente sprovveduto dei mezzi occorrenti a simil impresa.  L’ingegno umano però è sempre in moto a scovare espedienti. Un utile strumento per l’esplorazione delle opere letterarie sulla metropoli lombarda è ad esempio il periscopio che qui propongo.

 Il periscopio è un dispositivo ottico che consente all’osservatore di esplorare l’intero orizzonte pur rimanendo in una posizione in cui la visione diretta non è possibile. In particolare, esso è usato nei sommergibili: grazie a un complicato sistema di specchi, lenti e prismi l’operatore all’interno del cieco scafo metallico del sottomarino può agevolmente vedere il panorama che lo circonda.

Persiscopio letterario di Milano
"Carlo Porta, Bontempelli..."
 

Allo stesso modo chi avrà il piacere di immergersi nella lettura di questo articolo troverà raccolti qui i 10 brani più notevoli che trattano di Milano, in una mirabile mescolanza di letizia, sgomento, gioia e pianto.  Di grande aiuto in questa rassegna è stata la consultazione della Mappa Letteraria di Milano, di cui ti consiglio, o lettore, un’attenta esplorazione

 

Capitolo quinto: Pari e dispari. Non ci rimaneva dunque che andare a colazione. Infatti erano le 12.30. Domandai: "Dove andiamo?" "Non so. Scegli tu." "Io no. Ma limitiamo la scelta. Al Savini no, perché ci vanno troppe persone intelligenti e simili letterati. Cova? Biffi?" "Tiriamo a sorte?" "Buona idea. Arriviamo in piazza del Duomo. Al primo tranvai che incontriamo si guarda il numero, quello basso, sul parapetto giallo. Se la somma delle cifre è dispari, andiamo..." "Al Cova." "E se è pari al Biffi." "Benissimo." Arrivammo in piazza del Duomo. Il primo tranvai che si vide aveva il numero 187. "187; cioé: 1+8=9; 9+7=16; 6+1=7." "Dispari." "Cioé a dire, si deve andare al Cova." "Precisamente." Capitolo sesto e ultimo: Conclusione. Allora siamo andati al Biffi. Fine del romanzo. Massimo Bontempelli, La Vita Intensa (1920).

 

21-22 agosto 1899. Ieri, dopo pochi giorni di degenza, è morto di emorragia cerebrale, all'Ospedale Maggiore, Luigi Massa, il famoso Dondina, l'ex-brigadiere di questura che fu per circa un ventennio lo spauracchio dei malviventi a Milano. Col caratteristico nomignolo i loschi frequentatori dell'antico Tivoli vollero schernirlo per una imperfezione ai piedi, che costringeva il loro persecutore a procedere dondolante. Claudio Colombo, Milano in breve (2016).

 

"Vi scrivo queste due righe perché non pensiate che sono malato. State bene. Bacio le mani alla mamma. Saluti a tutti i buoni amici. Qui sulla piazza del Duomo ho visto impiccare quattro furfanti. Li impiccano come a Lione". Wolfgang Amadeus Mozart, Lettere, 30 novembre 1771.

 

Teodolinda R. si accorge, al penultimo ballo mascherato del carnevale del 1814, che il colonello Malclerc le è infedele. Appena rincasato, verso le cinque del mattino, l'ufficiale riceve una lettera in cattivo francese, con la quale si chiede soddisfazione per un insulto non specificato. Lo si invita, in nome dell'onore, a recarsi immediatamente, con un amico e delle pistole, alla cascina delle Mele, che è il locale Bois de Boulogne. Stendhal, Roma, Napoli e Firenze (1817).

 

Si vedeva un po’ d’inquietudine. Tutti s’aspettavano qualche cosa ma nessuno mi sapeva dire il perché doveva avvenire. Dalla via Spadari alla via Orefici ho trovato gli spazi gremiti. Tutta gente che voleva vedere. Via Orefici era ingorgata. Passai e trovai schierata una compagnia del 57°. Siccome ero un richiamato e dovevo presentarmi all’indomani, così mi misi a chiacchierare coi soldati vicini. Non sospettai neanche che ci fosse in aria odore di polvere. Me ne andai convinto che sciupavo il mio tempo. Non avevo fatto una ventina di passi che udii uno squillo e simultaneamente una scarica di fucileria. Non è stato possibile voltarmi. La gente infuriata mi spinse fin quasi all’angolo di via Spadari. Venni rovesciato; mi sentii addosso i piedi delle persone che passavano, perdetti i sensi. Mi risvegliai fra una quantità di bastoni, di ombrelli, di cappelli, di roba perduta. Guardavo e vedevo gente in terra come uno che non si muoveva. Richiusi gli occhi e passai come attraverso un altro deliquio. So che qualcuno mi ha tirato di sotto a coloro che mi stavano sopra e che mi ha fatto rinvenire. Paolo Valera, I cannoni di Bava Beccaris (1899).

 

Dunque fra Sisto, per quella gran golaccia del denaro che lo rode e lo assassina, un bel giorno si è trovato nella fanga perché aveva al culo tre impegni tutti in una mattina, messa con cioccolato al Paradiso, funerale con candela in Borgo, torcia a Bovisio. (Donca, fraa Sist, per quella gran golascia del dinar che el le rod e el le sassina, el s'è trovaa on bell dì in de la mojascia con trii impegn tutt al cuu in d'ona mattina, messa con ciccolatt al Paradis corp con candira in Borgh, torcia a Bovis ) Carlo Porta, El viacc de fraa condutt (1816). 

 

Cosa vuol dire quando l'immaginazione, si riscalda in certi cervelli: ecco che alcuni credono, d'aver veduto, di sera, persone in Duomo andare ungendo un assito che serviva a dividere gli spazi assegnati ai due sessi; e giurano che Dio faccia loro cascare gli occhi se non è vero. Si fa un gran fracasso come se avessero scoperto il diavolo a pisciar nelle pile dell'acqua benedetta, e, quella notte stessa, bestemmiando contro gli untori, e biascicando paternostri, strappano l'assito, lo trascinano fuori della chiesa con una quantità di panche e vogliono far un falò di tutto. Antonio Balbiani, Storia della famosa peste di Milano, degli Untori e della Colonna Infame nel 1630 (1874).

 

Nel medesimo recinto e nei chiostri del Lazzaretto un altro passò parimenti cinque giorni senza alcun cibo, senza dire nulla mai per tutto quel tempo, così che costui veniva dato per morto. Ma una notte penetrò nelle stalle dei becchini e, sciolto un cavallo selvaggio che era per caso tenuto lì, salì di propria volontà sull'animale così come era, senza sella né briglia, e attraverso i prati del Lazzaretto, per tutta la notte, fu trascinato in una tale corsa che scoppiarono i fianchi al cavallo. Il cavaliere poi assunse del cibo e si ristabilì. Federico Borromeo, De pestilentia quae Mediolani Anno MDCXXX magnam stragem edidit (1630) in La Peste di Milano (1987).

 

"Ehi, signori! Iddio modera tutte le cose a suo piacere; e contro l'avversa fortuna, più d'un carrettiere già ruppe la frusta e la cruna: che accadde nella ritirata della Bicocca, quando maestro Antitus dei Bastonati prese la laurea in balorderia, come è vero che dicono i canonisti: Beati balordi, quoniam ipsi incespicaverunt." Francois Rabelais, Gargantua e Pantagruele (1542).

 

2-3 ottobre 1883. Lo abbiamo detto l'anno passato e lo diremo finché durerà il brutto sconcio. Non ci riusciremo mai a persuadere che in una città come Milano si debba vedere fare il vino in mezzo alla strada, coll'antico sistema di Noè che consiste nel far pigiare l'uva nei tini da tre o quattro bighelloni che ci ballano sopra. Lo spettacolo è già cominciato e non soltanto nelle vie eccentriche, ma nelle più frequentate della città: per esempio in via del Senato subito a destra dei portoni di Porta Nuova. Claudio Colombo, Milano in breve (2016).

 



Commenti

  1. Grazie Samuel. Il tuo spazio è sempre prodigo di notizie interessanti. "L'ingegno umano però è sempre in moto a scovare espedienti" è una bellissima espressione. Tu hai "mestiere", arguzia e ironia. Farai sempre Bene

    RispondiElimina

Posta un commento